Bar e ristoranti: “operazione trasparenza” per informare i consumatori sull’aumento dei costi



In breve

Padova, 26 agosto 2022

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Esporre in vetrina i costi delle bollette del luglio 2021 e luglio 2022, richiedere incontri urgenti con i politici padovani, sensibilizzare gli esercenti sulla necessità di valutare attentamente i livelli dei prezzi e dei costi, ma non sono escluse anche manifestazioni più eclatanti, che richiamino l’attenzione di tutti sul momento drammatico che stano vivendo i pubblici esercizi.

Sono queste le linee d’azione deliberate dal Comitato Direttivo dell’APPE (Associazione Provinciale Pubblici Esercizi) di Padova, che si è riunito in via urgente e straordinaria per affrontare il tema degli aumenti spropositati che stanno subendo, ormai da diversi mesi, le imprese di somministrazione di alimenti e bevande: bar, ristoranti, pizzerie, pasticcerie, gelaterie, sale da ballo.

«Durante la riunione – dichiara Erminio Alajmo, Presidente APPE – abbiamo deciso di proporre anche in provincia di Padova l’iniziativa “Bollette in vetrina”, ideata da FIPE, che consiste nell’esposizione proprio nelle vetrine dei locali dell’importo della fattura di energia elettrica di luglio 2021 e luglio 2022: balzerà così subito all’occhio del cliente quanto incidano in termini economici gli aumenti e quanto sia difficile per l’esercente assorbirne le conseguenze».

I conti fatti dall’APPE non lasciano spazio a dubbi: nel 2021 i 3.000 pubblici esercizi padovani hanno speso per l’energia elettrica circa 30,6 milioni di euro, mentre a tariffe attuali nel 2022 finiranno con lo spendere 65,8 milioni: una differenza di oltre 35 milioni che, di fatto, mette a rischio chiusura almeno 600 aziende, con la perdita di oltre 3.000 posti di lavoro.

«Gli aumenti non riguardano – sottolinea Alajmo – soltanto le utenze energetiche, ma negli ultimi mesi sono cresciuti i prezzi anche di latte e derivati (burro, panna, formaggi), farine, verdure e tutte le materie prime che sono la base del nostro lavoro: gli incrementi su alcuni prodotti sono già arrivati anche al 30%».

Aumenti che, peraltro, si sono materializzati nel giro di pochissimi mesi, impedendo agli imprenditori di organizzarsi e programmare gli acquisti, anche in considerazione del fatto che alcuni prodotti cominciano a scarseggiare.

«Ad esempio – conferma Vincenzo Allegra, titolare del ristorante pizzeria Il Console di Saccolongo – oggi non sappiamo se e quanta legna avremo a disposizione quest’inverno per il forno della pizza, oltre a non conoscerne il prezzo, che ad oggi è raddoppiato rispetto all’anno scorso, ma che in prospettiva potrebbe aumentare a dismisura, mettendo in crisi un intero settore».

Simili considerazioni valgono anche per le confezioni di panettoni natalizi, le bibite e l’acqua frizzante.

«Prenotare una quantità di prodotti – dichiara Federica Luni, Presidente del Gruppo pasticceri APPE – e bloccare il prezzo è pura utopia: si ordina e si paga quello che ci viene consegnato. Pensare di programmare il lavoro, in queste condizioni, è impossibile».

Nel breve periodo, secondo l’Associazione degli esercenti, è fondamentale garantire la sopravvivenza delle imprese, adeguando i prezzi dei listini, per garantire il mantenimento dei posti di lavoro.

«Non dimentichiamo – sottolinea il Segretario Filippo Segato – che i pubblici esercizi vengono da due anni e mezzo di limitazioni, durante i quali si sono indebitati, molto spesso hanno perso i collaboratori, che si sono spostati in altri comparti produttivi, hanno subìto i continui “stop and go” decisi dal Governo: per riuscire ad assorbire questo ulteriore aggravio, un aggiornamento dei listini è ineludibile, anche per mantenere l’alto livello qualitativo del prodotto e del servizio reso ai consumatori».



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