Agenzia delle Entrate: possibili errori nell’incrocio dei dati tra incassi POS e scontrini/fatture emessi



In breve

Padova, 11 ottobre 2023

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Stanno pervenendo in questi giorni, a molti esercenti attività commerciali e pubblici esercizi, le PEC dell’Agenzia delle Entrate che segnalano un disallineamento, a volte per decine di migliaia di euro, tra gli importi incassati con strumenti di pagamento elettronico e le fatture elettroniche emesse e corrispettivi giornalieri trasmessi telematicamente all’Agenzia.
In particolare, destinatari delle comunicazioni di anomalia sono i soggetti per i quali l’ammontare (complessivo) dei pagamenti elettronici mensili è superiore all’ammontare complessivo delle transazioni economiche certificate dalle fatture elettroniche / corrispettivi telematici trasmessi nel medesimo mese.
«In pratica – dichiara Filippo Segato, Segretario dell’Associazione Provinciale Pubblici Esercizi di Padova – nel caso in cui l’esercizio nell’arco di un mese abbia emesso fatture o scontrini (in totale, non solo per incassi con POS) per un importo di 10 mila euro, ma gli incassi elettronici siano di 12 mila euro, viene rilevata l’anomalia. Se invece il totale di fatture e scontrini emessi fosse di 10 mila euro e gli incassi con POS fossero di 9 mila euro, non sarebbe rilevata alcuna anomalia».
E fin qui, nulla di strano, anzi si tratta di attività automatizzate di verifica della correttezza dei dati ufficiali delle imprese, che l’Agenzia delle Entrate ha il diritto di svolgere.
«Il problema – sottolinea Segato – è che dall’analisi della situazione delle imprese destinatarie della segnalazione, sta emergendo un dettaglio preoccupante: l’incongruenza non sarebbe dovuta a errata emissione degli scontrini/fatture, quanto piuttosto da errori nei conteggi delle transazioni elettroniche del periodo di riferimento».
In pratica, nel percorso tra “gestore del sistema di pagamento” (la banca o il circuito che fornisce il POS) e Agenzia delle Entrate, il dato relativo agli incassi POS viene duplicato, triplicato o, in alcuni casi, duplicato nei primi quindici giorni del mese e triplicato nei secondi quindici.
Attualmente non è possibile stabilire quale sia stato il problema che ha generato l’errore: se siano cioè inesatti gli invii gestori dei sistemi di pagamento oppure l’Agenzia delle Entrate abbia commesso un errore in fase di acquisizione o gestione dei dati.
«L’unica certezza per ora attribuibile alle lettere – dichiara il Segretario – è il disagio arrecato ai contribuenti, che devono sostenere i costi per la complessa verifica delle incongruenze segnalate, per poi procedere alla comunicazione di rettifica all’Agenzia stessa».
Anche per questo, APPE ha già scritto alla FIPE-Confcommercio, affinché prenda contatti con l’Agenzia delle Entrate al fine di ottenere un annullamento d’ufficio delle segnalazioni a carico delle imprese.
«Auspichiamo – conclude Segato – una tempestiva comunicazione dell’Agenzia, che annulli tutte le PEC già inviate, in attesa dei necessari chiarimenti: questo sì sarebbe un bel segnale di compliance!».



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