Veneto “arancione”, ma ritorna la possibilità di proporre il servizio di mensa

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La regione Veneto rimane, almeno per un’altra settimana, di colore arancione e, pertanto, rimangono invariate le regole precedenti:

  • sono sospesi i servizi di somministrazione;
  • rimane consentita la vendita per asporto, fino alle ore 18 per le attività di bar (codice Ateco principale 56.3) e fino alle ore 22 per tutte le altre attività (ristoranti, pizzerie, pasticcerie, pub, ecc.). Con l’occasione si chiarisce che, in caso di vendita per asporto, consentire o meno l’uso dei servizi igienici ai clienti è a discrezione dell’esercente;
  • rimane consentita 24 ore su 24 l’attività di consegna a domicilio.
Una buona notizia riguarda il servizio mensa: grazie a un intensa opera di sensibilizzazione, svolta da APPE, in stretta connessione con FIPE e Confcommercio Regionale, è stata ripristinata la possibilità di svolgere, da parte dei pubblici esercizi, tale attività, a favore delle aziende convenzionate.

È stata infatti pubblicata una nuova “FAQ” (risposta a domande frequenti) sul sito della Regione del Veneto, valida fin da subito, che “rimette in campo” tale tipologia di servizio.

I ristoranti che fanno il servizio mensa “esterno” per aziende convenzionate devono avere il codice Ateco “56.29 Mense e catering continuativo su base contrattuale”?
No. Il DPCM usa la dizione del predetto codice Ateco ma non impone l’intestazione del codice nella visura camerale, la quale non condiziona e limita l’attività che può essere svolta dall’imprenditore.

Rimane da attendere un’eventuale pronuncia da parte della Prefettura di Padova, che tuttavia dovrebbe eventualmente confermare quanto indicato dalla Regione.

Nello svolgimento del servizio, permangono le precedenti regole:

  • obbligo di contratto con l’azienda datore di lavoro;
  • presenza di un elenco nominativo delle persone che possono usufruire del servizio.

Viene meno la necessità di comunicare al Comune l’avvio del servizio (anche se, a giudizio di APPE, l’invio anche di una semplice PEC è comunque indice di “buona fede” dell’esercente e pertanto è consigliabile).

Attenzione: con nota del 18 gennaio, la Prefettura aveva precisato che <<i beneficiari possono essere solo i lavoratori dipendenti con esclusione dei lavoratori autonomi>>.

Si ricorda altresì che, a giudizio di APPE:

  • la definizione di “mensa” presuppone una certa continuità nello svolgimento del servizio, per cui non sarebbe del tutto corretto stipulare un contratto con un cliente occasionale, facendolo ricadere nel concetto di mensa;
  • per “mensa” si intende la ristorazione svolta nella pausa tra due turni di lavoro (la classica “pausa pranzo”) ed è quindi da escludere che tale definizione possa essere interpretata per consentire, ad esempio, le cene, al di fuori dell’orario di lavoro, ai dipendenti dell’azienda.

La Segreteria dell’Associazione è a disposizione degli esercenti per qualsiasi ulteriore chiarimento e per fornire il fac simile di contratto da sottoscrivere con le aziende (comprensivo di elenco nominativo dei lavoratori).

Ovviamente non appena dovesse essere resa nota una posizione ufficiale della Prefettura di Padova, ne sarà data notizia con i consueti canali informativi APPE.



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