Corona Virus, solo consegna a domicilio (e non per asporto) dopo le ore 18

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Il susseguirsi di norme, decreti e interpretazioni porta, a volte, a giungere a situazioni paradossali. È sicuramente questo il caso delle limitazioni ai pubblici esercizi, che possono svolgere la normale attività di somministrazione di alimenti e bevande solo nella fascia oraria 6-18, compresa la vendita per asporto, mentre possono svolgere l’attività di consegna a domicilio nel restante arco della giornata.

Questo è quanto emerge dalle F.A.Q. pubblicate sul sito del Governo, in risposta ad alcune richieste di chiarimento sull’applicazione del Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri dell’8 marzo 2020. La Prefettura di Padova, con nota trasmessa ai Comuni in data odierna (11/03/2020) ha “sposato” la linea del Governo, invitando i Comuni a seguire tale interpretazione.

Si riporta di seguito una tabella riassuntiva delle facoltà/divieti oggi in essere, con l’avvertenza che la stessa è suscettibile di modifiche sulla base delle ulteriori indicazioni che potrebbero pervenire.

Tipologia attività
Pubblico esercizio (bar, ristorante, pizzeria con tavoli, ecc.)

Cosa si può fare

  • Somministrazione (al tavolo e/o al banco) nella fascia oraria 6-18, evitando assembramenti e nel rispetto del criterio del “droplet” (minimo 1 metro tra i consumatori).
  • Vendita per asporto presso l’esercizio nella fascia oraria 6-18.
  • Vendita con consegna a domicilio del consumatore dopo le ore 18.

Deve sempre essere garantita l’assenza di assembramenti e, in ogni caso, il cibo non deve essere consumato sul posto o nelle immediate adiacenze del locale.

Tipologia attività
Esercizio commerciale e artigianale del settore alimentare (pizzeria solo per asporto, gastronomia, pasticceria/gelateria senza bar, negozio di generi alimentari)

Cosa si può fare

  • Vendita per asporto presso l’esercizio nella fascia oraria 6-18.
  • Vendita con consegna a domicilio del consumatore dopo le ore 18.

 

Deve essere garantita l’assenza di assembramenti e, in ogni caso, il cibo non deve essere consumato sul posto o nelle immediate adiacenze del locale.

Attenzione: qualora l’esercente decida di attivare il servizio di vendita a domicilio, può scegliere se affidarsi a un servizio di trasporto, oppure se svolgere il servizio con personale proprio. In quest’ultimo caso, occorre aggiornare il proprio documento di valutazione dei rischi (DVR) inserendo anche questa fase lavorativa. Occorre inoltre aggiornare il piano di autocontrollo HACCP e aggiornare la posizione INAIL aziendale.

In ogni caso (sia per la consegna con personale proprio, che attraverso dei “provider” esterni) occorre che l’alimento sia confezionato in contenitori per alimenti e consegnato alle temperature corrette, nel rispetto della catena del freddo o del caldo. Occorre inoltre predisporre il “registro degli ingredienti” (anche tramite il software gratuito messo a disposizione da APPE) e allegare copia dell’elenco ingredienti di ogni singolo prodotto (con etichetta e/o cartellino), con evidenziati gli allergeni presenti. Lo scontrino (“documento commerciale”) potrà mantenere l’aliquota Iva al 10%, tranne che per i prodotti confezionati che prevedono aliquote diverse (esempio: vino aliquota Iva 22%) e per eventuali costi per il servizio di consegna (aliquota Iva 22%).



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