Parte il 1° luglio il credito d’imposta sulle commissioni POS

Data ultima modifica

Il decreto legge 26 ottobre 2019, n. 124 (decreto fiscale 2020) ha introdotto un credito d’imposta a favore degli esercenti attività d’impresa, arti o professioni, pari al 30 per cento delle commissioni addebitate per le transazioni effettuate mediante carte di credito, di debito o prepagate, nonché per le transazioni effettuate mediante altri strumenti di pagamento elettronici tracciabili.

Il credito d’imposta spetta a esercenti attività d’impresa, arti o professioni per le commissioni dovute in relazione a cessioni di beni e prestazioni di servizi rese nei confronti di consumatori finali dal 1° luglio 2020, a condizione che i ricavi e compensi relativi all’anno d’imposta precedente siano di ammontare non superiore a 400.000 euro.

Il credito d’imposta è utilizzabile esclusivamente in compensazione, ai sensi dell’articolo 17 del decreto legislativo 9 luglio 1997, n. 241, a decorrere dal mese successivo a quello di sostenimento della spesa e deve essere indicato nella dichiarazione dei redditi relativa al periodo d’imposta di maturazione del credito e nelle dichiarazioni dei redditi relative ai periodi d’imposta successivi fino a quello nel quale se ne conclude l’utilizzo.

Con il Provvedimento di Banca d’Italia 21 aprile 2020 sono state individuate le modalità e i criteri con cui gli operatori finanziari devono trasmettere periodicamente e per via telematica a esercenti e professionisti, l’elenco delle transazioni effettuate e le informazioni relative alle commissioni corrisposte. Tali informazioni devono essere trasmesse entro il 20° giorno del mese successivo al periodo di riferimento.

Le informazioni trasmesse agli esercenti dovranno essere le seguenti:

  • elenco delle operazioni di pagamento effettuate;
  • numero e valore totale delle operazioni di pagamento;
  • numero e valore totale delle operazioni di pagamento effettuate da consumatori finali;
  • prospetto descrittivo delle commissioni addebitate all’esercente nel mese di addebito che illustri:
    • ammontare delle commissioni totali effettuate sia dai consumatori finali, che da altri soggetti;
    • ammontare delle commissioni addebitate sul transato per le operazioni di pagamento effettuate da consumatori finali;
    • ammontare dei costi fissi periodici che ricomprendono un numero variabile di operazioni in franchigia anche se includono il canone per la fornitura del servizio di accettazione.

Cosi, ad esempio, se dalla documentazione predisposta e trasmessa dalla banca, risultano addebitate commissioni per 50 euro, l’esercente può recuperare, nel mese successivo, l’importo di 15 euro, pari al 30% delle suddette commissioni (al momento, tuttavia, non risulta ancora pubblicato il relativo “codice tributo” da inserire nel modello F24).

Scarica il Provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle Entrate

Si ricorda che non sono ancora previste sanzioni per la mancata accettazione, da parte degli esercenti, di pagamenti con moneta elettronica.



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