“Movida”, problema od opportunità?



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In breve

Come ogni anno, con la bella stagione tornano le discussioni sulla cosiddetta “movida” e sul ruolo dei pubblici esercizi nel governare un fenomeno che coinvolge centinaia, a volte migliaia, di giovani.


Un fenomeno che, se controllato, significa vitalità, sicurezza e divertimento, ma che a volte si traduce in “mala movida”, vale a dire rumore, schiamazzi, degrado, uso di droghe e abuso di alcolici.

A Padova, come in ogni città universitaria che ospita decine di migliaia di studenti, moltissimi dei quali “fuori sede”, vale a dire senza alcun controllo da parte dei genitori, ci sono alcune serate in cui, in determinate zone urbane, la situazione sfugge al controllo e i giovani si sentono autorizzati ad eccedere nei comportamenti.

Il ruolo dei gestori dei pubblici esercizi, in queste occasioni, è limitato, ma comunque c’è qualche “buona prassi” da seguire, per cercare di limitare gli eccessi. Senza voler entrare nel merito della gestione delle singole attività, ci permettiamo di suggerire qualche comportamento che potrebbe aiutare nell’instaurare una “civile convivenza” tra esercenti, consumatori e residenti.

  • Abbassare il volume della musica dopo un certo orario: già il vigente regolamento acustico adottato dal Comune di Padova prevede che, dopo le ore 22, non si deve percepire il rumore della musica dall’esterno dei locali. Un livello sonoro più basso consente anche ai clienti di tenere un volume di voce più basso.
  • Limitare il servizio di bevande ai clienti in piedi, privilegiando invece il servizio ai clienti seduti.
  • Utilizzare un servizio di “assistenza alla clientela” con più addetti, ben identificabili, anche in collaborazione con altri esercizi, in modo da suddividere la spesa.
  • Evitare occasioni di abuso di bevande alcoliche: anche in questo caso, già il Regolamento comunale sui pubblici esercizi vieta iniziative che promuovano l’assunzione di alcol. Quindi meglio evitare shottini a 1 euro, tour organizzati dei locali, sconti su acquisti multipli di alcolici e simili iniziative.

Quanto possono incidere, realmente, questi accorgimenti nel limitare la “mala movida”? Probabilmente poco, ma comunque sono il segnale di una categoria attiva, disponibile e che, di fronte alle problematiche cerca di fare quanto nelle sue possibilità per cercare di risolverle. Senza contare il fatto che l’adozione di comportamenti appropriati riduce la possibilità di essere sanzionati in caso di controlli, che saranno possibili, se non probabili, in questo avvio di stagione.

Oggi i pubblici esercizi sono considerati come parte del problema, sarebbe auspicabile che venissero considerati, invece, parte della soluzione al problema.



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