La “mancia” va tassata



In breve

Con Ordinanza del 30 settembre 2021, la Corte di Cassazione ha stabilito che le “mance” (erogazioni liberali percepite dal lavoratore dipendente) rientrano nella definizione di “reddito” e, pertanto, sono soggette a tassazione. La Corte Suprema si rifà al Testo Unico...

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Con Ordinanza del 30 settembre 2021, la Corte di Cassazione ha stabilito che le “mance” (erogazioni liberali percepite dal lavoratore dipendente) rientrano nella definizione di “reddito” e, pertanto, sono soggette a tassazione.

La Corte Suprema si rifà al Testo Unico delle Imposte sui Redditi, che stabilisce che «il reddito da lavoro dipendente è costituito da tutte le somme e i valori in genere, a qualunque titolo percepiti nel periodo d’imposta, anche sotto forma di erogazioni liberali, in relazione al rapporto di lavoro».

Infatti, il concetto di derivazione dal rapporto di lavoro individua non solo tutto quanto può essere concettualmente inquadrato nella nozione di retribuzione, ma anche tutti quegli altri introiti del lavoratore subordinato, in denaro o in natura, che si legano causalmente con il rapporto di lavoro (e cioè derivano da esso), nel senso che l’esistenza del rapporto di lavoro costituisce il necessario presupposto per la loro percezione da parte del lavoratore subordinato. Ne consegue che, qualora ricorrano i suddetti requisiti, nella nozione di redditi di lavoro rientrano anche gli introiti corrisposti al lavoratore subordinato da soggetti terzi rispetto al rapporto di lavoro.

In precedenza, una circolare dell’Agenzia delle Entrate (risalente al 2018) aveva escluso dalla tassazione tutte le donazioni «di modico valore», comprendendo nella valutazione anche le piccole mance ricevute da camerieri e lavoratori dipendenti.

Resta tuttavia da chiarire come possano essere svolti controlli in caso di piccole mance, lasciate in contanti direttamente al cameriere.



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