Concordato preventivo biennale 2026-2027: a chi conviene davvero?



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In breve

Il Concordato preventivo biennale consente alle imprese di definire anticipatamente con l’Agenzia delle Entrate il reddito sul quale saranno calcolate le imposte per gli anni 2026 e 2027.

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L’adesione non è obbligatoria e deve essere valutata con grande attenzione. Per bar, ristoranti, pizzerie, gelaterie e altri pubblici esercizi, infatti, il risultato economico può cambiare rapidamente a causa dell’andamento dei consumi, della stagionalità, del meteo e dell’aumento dei costi.

Quest’anno manca la “sanatoria” degli anni precedenti

Un elemento particolarmente importante nella valutazione riguarda l’assenza, per il CPB 2026-2027, di una sanatoria fiscale collegata all’adesione.

Il Concordato 2024-2025 era stato accompagnato dalla possibilità di accedere a un particolare ravvedimento per le annualità pregresse. Attraverso il pagamento di un’imposta sostitutiva, le imprese potevano regolarizzare la propria posizione fiscale per gli anni precedenti e beneficiare di una significativa limitazione degli accertamenti su tali periodi.

Questa opportunità aveva rappresentato uno dei principali motivi di interesse del primo Concordato e aveva spinto diverse aziende ad aderire, anche quando la proposta di reddito formulata dall’Agenzia delle Entrate non appariva particolarmente conveniente.

Per il biennio 2026-2027, invece, l’adesione non offre un’analoga possibilità di “sanare” le annualità pregresse. Il contribuente deve quindi valutare il CPB esclusivamente sulla base dei possibili vantaggi fiscali relativi al 2026 e al 2027.

Si tratta di una differenza sostanziale: viene meno quel beneficio aggiuntivo che aveva reso più interessante il primo Concordato. Di conseguenza, per molte imprese – soprattutto quando il reddito proposto è sensibilmente superiore a quello dichiarato – la convenienza dell’adesione può risultare decisamente più limitata.

Come funziona

L’Agenzia delle Entrate elabora una proposta sulla base dei dati dichiarati dall’impresa, delle risultanze ISA, delle informazioni disponibili nelle banche dati e dell’andamento economico del settore.

La proposta individua il reddito fiscalmente rilevante per ciascuno dei due anni. Una volta accettata, l’impresa sarà tassata sul reddito concordato, indipendentemente dal risultato economico effettivamente ottenuto.

In altre parole:

  • se il reddito effettivo sarà superiore a quello concordato, la parte eccedente non sarà assoggettata alle ordinarie imposte sui redditi;
  • se il reddito effettivo sarà inferiore, l’impresa dovrà comunque pagare le imposte sulla somma concordata.

Il concordato riguarda principalmente le imposte sui redditi e, per i soggetti interessati, l’IRAP. Produce effetti anche sul piano previdenziale, mentre non modifica gli obblighi e i versamenti IVA.

Chi può aderire

Il CPB 2026-2027 è rivolto ai contribuenti che applicano gli Indici sintetici di affidabilità fiscale – ISA. Rientrano quindi, in linea generale, anche le imprese del settore dei pubblici esercizi che operano in contabilità ordinaria o semplificata e rispettano i requisiti previsti.

Sono invece escluse, tra le altre, le imprese che presentano determinate irregolarità dichiarative, rilevanti debiti tributari o contributivi definitivi, particolari operazioni straordinarie oppure altre cause ostative stabilite dalla normativa.

Non è sufficiente, quindi, essere soggetti agli ISA: la possibilità di aderire deve essere verificata individualmente.

Quando bisogna decidere

Per il biennio 2026-2027 il termine per aderire alla proposta è stato fissato al 2 novembre 2026 (sarebbe il 31 ottobre ma cade di sabato). Per i soggetti con periodo d’imposta non coincidente con l’anno solare, la scadenza è individuata nell’ultimo giorno del decimo mese successivo alla chiusura dell’esercizio.

Entro lo stesso termine è possibile anche revocare un’adesione precedentemente comunicata.

La proposta viene calcolata attraverso gli appositi programmi dell’Agenzia delle Entrate e l’adesione viene trasmessa telematicamente. La scelta vincola, in linea generale, entrambi gli anni 2026 e 2027, salvo il verificarsi di specifiche cause di cessazione o decadenza.

Quanto costa aderire

Non esiste una quota fissa da versare per entrare nel concordato. Il costo effettivo dipende da tre elementi:

  • il reddito dichiarato dall’impresa nel periodo precedente;
  • il reddito proposto dall’Agenzia delle Entrate;
  • il punteggio ISA ottenuto.

Sul maggior reddito concordato rispetto a quello di riferimento è possibile scegliere un’imposta sostitutiva con aliquota pari al:

  • 10%, con punteggio ISA pari o superiore a 8;
  • 12%, con punteggio ISA pari o superiore a 6 ma inferiore a 8;
  • 15%, con punteggio ISA inferiore a 6.

L’agevolazione si applica entro il limite previsto dalla normativa; sulla parte eventualmente eccedente la soglia di 85.000 euro torna applicabile la tassazione ordinaria.

Un esempio

Supponiamo che un ristorante abbia dichiarato un reddito di riferimento di 40.000 euro e riceva una proposta di concordato pari a 50.000 euro.

Con un punteggio ISA pari a 7, la differenza di 10.000 euro potrebbe essere assoggettata all’imposta sostitutiva del 12%, con un costo di 1.200 euro. Il reddito di partenza continuerebbe invece a essere tassato secondo le regole ordinarie.

Se il reddito effettivo del 2026 raggiungesse 70.000 euro, ai fini delle imposte sui redditi resterebbe fermo quello concordato di 50.000 euro. Se, al contrario, il reddito scendesse a 30.000 euro, l’impresa dovrebbe comunque pagare sulla base dei 50.000 euro concordati.

I possibili vantaggi

Il principale beneficio è la certezza fiscale. L’impresa conosce in anticipo il reddito imponibile e può programmare più facilmente imposte, investimenti e flussi finanziari.

Il concordato può risultare conveniente quando si prevede:

  • un aumento del fatturato e soprattutto dell’utile;
  • un miglioramento della redditività;
  • l’avvio di nuovi servizi, come catering, consegne o aperture aggiuntive;
  • una crescita turistica o commerciale;
  • una riduzione dei costi di gestione.

L’adesione comporta inoltre specifici benefici sul fronte dei controlli fiscali e consente, al ricorrere delle condizioni, di usufruire delle premialità collegate agli ISA. Non si tratta però di una completa immunità dagli accertamenti: rimangono possibili i controlli sulla correttezza dei dati, sull’IVA, sulle ritenute e sugli altri adempimenti.

I rischi per i pubblici esercizi

Per il nostro settore il principale elemento critico è l’imprevedibilità.

Un locale può subire una contrazione degli incassi per lavori stradali, maltempo, perdita di clientela, riduzione dei flussi turistici, aumento della concorrenza o difficoltà nel reperire personale. Anche con ricavi stabili, l’utile può diminuire a causa dell’incremento dei costi delle materie prime, dell’energia, degli affitti e del lavoro.

Il concordato potrebbe quindi essere poco conveniente per le imprese che:

  • prevedono un calo dell’attività;
  • hanno margini già molto ridotti;
  • devono affrontare investimenti o spese straordinarie;
  • operano in contesti fortemente stagionali;
  • stanno valutando la cessione, la trasformazione o la cessazione dell’attività;
  • non dispongono di dati previsionali sufficientemente affidabili.

Eventi eccezionali particolarmente gravi possono determinare la cessazione degli effetti del concordato, ma non tutte le normali difficoltà aziendali consentono di liberarsi dall’impegno assunto.

Attenzione: gli adempimenti rimangono

L’adesione al CPB non elimina la contabilità e non consente di trascurare la corretta certificazione dei corrispettivi.

L’impresa deve continuare a:

  • emettere fatture e documenti commerciali;
  • trasmettere telematicamente i corrispettivi;
  • registrare costi e ricavi;
  • presentare le dichiarazioni fiscali;
  • liquidare e versare l’IVA;
  • applicare e versare le ritenute;
  • rispettare gli obblighi contributivi.

Dati incompleti o non corretti possono comportare la decadenza dal concordato, con il recupero delle maggiori imposte e l’applicazione di interessi e sanzioni.

Una decisione ancora più legata alla convenienza economica

Il CPB 2026-2027 non è automaticamente conveniente. Rispetto al primo biennio, inoltre, manca il forte incentivo rappresentato dalla possibilità di regolarizzare fiscalmente le annualità pregresse.

Per un pubblico esercizio che prevede una crescita significativa degli utili, il Concordato può comunque offrire certezza fiscale e un risparmio d’imposta. Per un’attività con margini incerti, risultati altalenanti o una proposta particolarmente elevata, può invece trasformarsi in un impegno oneroso per due anni, senza offrire in cambio il beneficio della precedente sanatoria.

Proprio per questo, quest’anno la decisione dovrà basarsi ancora più attentamente sui numeri e sulle prospettive concrete dell’impresa.

Maggiori informazioni

L’ufficio assistenza fiscale APPE (tel. 049.7817244 – email info@appservice.it) è a disposizione degli associati per verificare i requisiti, elaborare la proposta e valutare la convenienza dell’adesione entro la scadenza del 31 ottobre 2026.



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