Appalto di servizi: attenzione ai possibili illeciti

Molte imprese, con la finalità di alleggerire l’organico aziendale o di acquisire maggiore flessibilità nell’organizzazione del lavoro, decidono di esternalizzare alcune attività, anziché realizzarle internamente con il proprio personale dipendente.

Si pensi, ad esempio, a un appalto per le pulizie dei locali, oppure per la realizzazione o ristrutturazione di un edificio.

Sono giunte agli uffici dell’Associazione anche segnalazioni di appalti di “lavoro”, vale a dire la fornitura di lavoratori che, sotto le indicazioni e la sorveglianza dell’esercente, figurano tuttavia come dipendenti della società appaltatrice. Tali contratti permetterebbero di risparmiare, oltre che dal punto di vista organizzativo, anche dal punto di vista economico, rispetto all’assunzione del medesimo numero di lavoratori come dipendenti.

Tuttavia, perché il contratto d’appalto possa considerarsi “genuino”, occorre che vi siano determinate caratteristiche, tra le quali spicca il potere organizzativo, che deve essere in capo all’appaltatore.

È, pertanto, fittizio e illegittimo l’appalto di servizi dove l’esercente decide i compiti dei lavoratori “appaltati”, i turni, le ferie, ecc. e mette a disposizione degli stessi le attrezzature aziendali.

Le conseguenze dell’emersione di un contratto di appalto illegittimo sono pesanti, sia di tipo economico (sanzioni pecuniarie) che dal punto di vista giuslavoristico (sanzioni amministrative).

L’APPE si è fatta predisporre dallo studio legale Casella-Scudier di Padova una specifica relazione sull’argomento, che descrive nel dettaglio quanto sopra sintetizzato.

Scarica la relazione



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