Vendita per asporto, l’aliquota IVA “segue” il prodotto (ma non secondo il Ministero)

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Con risposta del 14 dicembre 2020, relativa a uno specifico interpello, l’Agenzia delle Entrate si è espressa in merito all’aliquota IVA applicabile in caso di vendita per asporto di alimenti e bevande.

Partendo dall’analisi della differenza tra somministrazione e vendita (la prima comporta anche una prestazione di servizio, mentre la seconda è una mera cessione di beni), la conclusione è che occorre applicare, nel caso di vendita per asporto, l’aliquota IVA “propria” del bene oggetto della cessione.

In pratica, in caso di vendita per asporto di un pasto composto da una pietanza a base di carne farcita, pane, timballo di verdure e mezzo litro di vino, è necessario considerare i singoli beni e ad ognuno di essi applicare la relativa aliquota:

  • del 4% per il pane;
  • del 10% per la carne e il timballo di verdure;
  • del 22% per il vino.

Nel caso in cui, invece, lo stesso pasto fosse somministrato, l’aliquota sarebbe del 10% su tutte le consumazioni.

Consulta la tabella delle aliquote dei vari prodotti, con evidenziati i prodotti di interesse della categoria (attenzione: i prodotti non indicati nella tabella sono da considerarsi assoggettati ad aliquota Iva ordinaria del 22%).

Non corrispondono pertanto a verità le “voci” che girano su taluni mezzi di informazione, che, semplificando “ad arte” i contenuti della risposta all’interpello, riportano che «l’IVA sull’asporto è passata al 22%».

Peraltro, l’intervento dell’Agenzia delle Entrate appare non allineato con i contenuti della risposta a una recente interrogazione parlamentare (17 novembre scorso) durante la quale il Ministero dell’Economia ha dichiarato che, nell’attuale situazione di emergenza Covid, gli esercenti possono applicare l’aliquota IVA del 10% a tutti i prodotti venduti per asporto.

Come di consueto, non appena dovessero esserci ulteriori chiarimenti, saranno forniti con i canali informativi dell’Associazione.



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