Venerdì, 16 Marzo 2018 15:07

L'angolo del legale - Prenotazione di un banchetto per 20 persone ma nessuno si presenta: quando chiedere il risarcimento danni

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Un soggetto prenota per un battesimo un banchetto per venti persone e poi nessuno si presenta.

I principi giuridici che regolano la fattispecie sono quelli generali in materia di contratto e delle obbligazioni che ne scaturiscono, come disciplinati nel codice civile ed in particolare dagli articoli 1326 cod. civ. (Conclusione del contratto: Il contratto è concluso nel momento in cui chi ha fatto la proposta ha conoscenza dell'accettazione dell'altra parte. L'accettazione deve giungere al proponente nel termine da lui stabilito o in quello ordinariamente necessario secondo la natura dell'affare o secondo gli usi. Il proponente può ritenere efficace l'accettazione tardiva, purché ne dia immediatamente avviso all'altra parte. Qualora il proponente richieda per l'accettazione una forma determinata, l'accettazione non ha effetto se è data in forma diversa. Un'accettazione non conforme alla proposta equivale a nuova proposta) e 1336 cod. civ. (Offerta al pubblico: L'offerta al pubblico, quando contiene gli estremi essenziali del contratto alla cui conclusione è diretta, vale come proposta, salvo che risulti diversamente dalle circostanze o dagli usi. La revoca dell'offerta, se è fatta nella stessa forma dell'offerta o in forma equipollente, è efficace anche in confronto di chi non ne ha avuto notizia).

In buona sostanza, la cosiddetta "prenotazione" in sé considerata, non essendo disciplinata in alcuna norma del codice civile, deve essere a mio avviso intesa, in base alle suddette norme generali, come una sostanziale accettazione dell'offerta al pubblico del ristoratore; a fortiori se le parti (soggetto "prenotatore" ed il soggetto "ristoratore") hanno effettivamente discusso e pattuito (anche in via telefonica) gli elementi fondamentali del contratto quali la futura data ed orario del banchetto, il numero degli invitati, menù, tipologia del servizio ed, ovviamente, il prezzo pro capite o a forfait delle prestazioni dei servizi di ristorazione oggetto del contratto (in tal senso, Cassazione Civile sezione III 03/12/2002 n. 17150 e 18/07/1997 n. 6633; nella giurisprudenza di merito si segnala una decisione del Tribunale di Spoleto del 24/05/1995 in Rassegna giuridica umbra 1995, 453 secondo cui l'affine contratto di "prenotazione alberghiera" deve qualificarsi come un "contratto innominato, fonte di obbligazioni per il solo albergatore, che rimane obbligato alla conclusione del contratto definitivo, libera l'altra parte di prestare o meno il proprio consenso. Qualora alla prenotazione si accompagni la corresponsione di una somma di denaro, comunque sia essa denominata, a favore dell'albergatore, si deve ritenere che le parti abbiano inteso stipulare un contrato preliminare, fonte di obbligazioni per entrambe le parti").

Pertanto, potendo dirsi perfezionato il contratto in base al predetto principio consensualistico (articolo 1326 codice civile sopra citato), esso assume forza di legge tra le parti e non è più possibile che una delle due parti decida di sciogliersi unilateralmente dal vincolo contrattuale già costituito (fatti ovviamente salvi i casi in cui sia stata contrattualmente prevista tale facoltà con un diritto di recesso convenzionale, oppure le parti si accordino per risolvere consensualmente il contratto).

La mancata partecipazione dei 20 invitati al banchetto genera, quindi, una tipica ipotesi di responsabilità contrattuale da mancato adempimento alle obbligazioni assunte con la stipulazione del contratto che fa sorgere, nel nostro caso, il diritto del ristoratore ad ottenere la risoluzione del contratto per inadempimento ex articolo 1453 del codice civile (Risolubilità del contratto per inadempimento: Nei contratti con prestazioni corrispettive, quando uno dei contraenti non adempie le sue obbligazioni, l'altro può a sua scelta chiedere l'adempimento o la risoluzione del contratto, salvo, in ogni caso, il risarcimento del danno. La risoluzione può essere domandata anche quando il giudizio è stato promosso per ottenere l'adempimento; ma non può più chiedersi l'adempimento quando è stata domandata la risoluzione. Dalla data della domanda di risoluzione l'inadempiente non può più adempiere la propria obbligazione"), nonché il diritto ad ottenere il risarcimento dei danni, ex art. 1223 del codice civile (Risarcimento del danno: Il risarcimento del danno per l'inadempimento o per il ritardo deve comprendere così la perdita subita dal creditore come il mancato guadagno, in quanto ne siano conseguenza immediata e diretta). In buona sostanza, il titolare del ristorante è legittimato a richiedere, nei confronti del soggetto che ha prenotato il banchetto, il risarcimento di tutti i danni subiti e subendi e, tra questi, quantomeno, il ristoro (a titolo di cosiddetto danno emergente) di tutte le spese ed i costi sostenuti per approntare le varie prestazioni di cui si componeva il servizio pattuito (in primo luogo il costo delle materie prime acquistate, costi del personale, ecc. ecc.) nonché il cosiddetto mancato guadagno (l'utile che il ristoratore si prefiggeva di ottenere ove il programmato banchetto si fosse tenuto ed avesse incassato il quantum monetario originariamente pattuito con il soggetto prenotatore del banchetto).

Nella prassi quotidiana tali pretese risarcitorie (nella mia esperienza professionale in un solo caso mi è capitato di assistere una parte in una controversia di tale genere, mentre soventemente mi è capitato di prestare consulenze per la tipica disdetta all'ultimo minuto di eventi prenotati, oppure, in qualche caso, non ancora prenotati, ma oggetto di ampie trattative precontrattuali ex articolo 1337 del codice civile) non vengono mai coltivate dai ristoratori, sia perché nella stragrande maggioranza di casi non c'è sostanzialmente un danno risarcibile (pensiamo all'ipotesi tipica della semplice disdetta all'ultimo minuto del tavolo prenotato telefonicamente, magari senza nemmeno lasciare i dati del prenotante in cui il ristoratore riesce, comunque, a collocare altri avventori al posto di quelli non presentatisi), sia per ragioni di mera opportunità commerciale (pensiamo alla pubblicità negativa per il ristorante derivante dalla propalazione sui social e siti specializzati di settore di un'eventuale causa di risarcimento danni intentata dall'esercente in danno di un avventore).

In ogni caso è molto difficile generalizzare tali concetti in quanto il vero discrimine nella valutazione è dato dalla tipologia del servizio di ristorazione prenotato: una cosa è la prenotazione anche telefonica di un banchetto di 20 persone in un locale di alto livello con pochi coperti e servizio eccellente e, ben altra situazione, è la prenotazione di tavolo per 20 persone in un locale di basso livello ad alta rotazione della clientela. Nel secondo più tipico caso, il danno effettivo al titolare del ristorante, derivante dalla mancata presentazione dei prenotati, si traduce in un mero disservizio per la struttura e l'immagine del locale con un minimale danno risarcibile dato dalla frazione di tempo (mancati incassi) in cui il tavolo non è stato concesso agli altri avventori per tenere fede alla prenotazione ricevuta. Nel primo caso del banchetto prenotato, magari in giornata festiva di potenziali massimi incassi, suggerirei certamente ad un mio cliente ristoratore di procedere, eventualmente anche in sede giudiziale - previo necessario esperimento della necessaria procedura di negoziazione assistita introdotta con D.L. 12/09/2014 e convertito in L. 12/09/2014 n. 132 – per il risarcimento del danni subiti e subendi; nel secondo caso suggerirei, invece, senza ombra di dubbio, di abbandonare ogni teorica pretesa risarcitoria.

Nella prassi quotidiana, vieppiù per i locali di alto livello, si manifestano sempre più spesso fenomeni per certi versi paradossali, che non possono tuttavia essere sistematicamente tollerati dalle aziende di ristorazione in quanto effettivamente produttivi di significativi danni patrimoniali, nonché all'immagine del locale di elevato livello. Mi riferisco alle cosiddette prenotazioni "bufala" e della successiva mancata presentazione (cosiddetto "No show") che sta diventando una pratica scorretta sempre più diffusa in particolare per i locali di prestigio che si avvalgono di un sistema di prenotazione on line. Fenomeno questo che si sta diffondendo sempre di più per la prassi ultra scorretta di prenotare contemporaneamente più locali. Infatti, se per certi versi può essere percorribile per il ristoratore tutelarsi nella prenotazione di un futuro banchetto per venti persone facendosi previamente consegnare un segno tangibile in contanti dal prenotatore (Caparra confirmatoria ex art. 1385 del codice civile: Se al momento della conclusione del contratto una parte dà all'altra, a titolo di caparra, una somma di danaro o una quantità di altre cose fungibili, la caparra, in caso di adempimento, deve essere restituita o imputata alla prestazione dovuta. Se la parte che ha dato la caparra è inadempiente, l'altra può recedere dal contratto, ritenendo la caparra; se inadempiente è invece la parte che l'ha ricevuta, l'altra può recedere dal contratto ed esigere il doppio della caparra. Se però la parte che non è inadempiente preferisce domandare l'esecuzione o la risoluzione del contratto, il risarcimento del danno è regolato dalle norme generali") ben più difficile diventa garantirsi contro una semplice prenotazione on line che magari arriva dall'estero.

Sul punto si segnala ai lettori un interessante articolo di Maurizio Bertera pubblicato sul quotidiano "Il Sole 24 Ore Food 24" del 13 febbraio 2017 intitolato "Prenotazioni online e carta di credito preventiva per salvare i ristoranti dalle prenotazioni-bufala" in cui si è sottolineata la necessità di pretendere la carta di credito al momento della prenotazione, nonché la liceità della condotta del ristoratore che applica una congrua e commisurata penale in caso di successivo "no-show" con notevoli facilitazioni applicative in tali ipotesi derivanti dal sistema delle transazioni cosiddette "Iban to Iban" (trasferimento di denaro senza passare attraverso la carta di credito).

Nell'articolo in questione si cita l'opinione del responsabile per l'Italia della piattaforma "TheFork" per ridurre l'incidenza del no-show secondo cui «Noi siamo qui da due anni, lavoriamo con 40mila locali nel mondo, 8mila in Italia, siamo in grande crescita. Per questo posso assicurarvi che prenotare online è la strada del futuro, noi supportiamo il ristorante mandando mail e sms di conferma come di recall, consentendo a chi ha prenotato di cancellare la pratica per tempo semplicemente con un click. Si annullano le prenotazioni multiple, profilando il cliente in modo che il gestore del locale possa sapere se è affidabile o meno. Con TheFork l'incidenza del no-show è minima, del 2,8% nel dicembre 2016».

Pare che il sistema funzioni molto bene con un alto volume di prenotazioni e zero clienti fantasma.

Il futuro dirà se tale sistema creato per i locali di alto livello potrà essere adottato in maniera diffusa.


Avvocato Marco Ferraresso (Studio legale associato Godina Petti Ferraresso, Padova)

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