Giovedì, 22 Dicembre 2016 15:17

L'APPE non abbassa la guardia sugli home restaurant: sempre più "sotto controllo"

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Il Ministero dell’Interno, con una nota del 24 ottobre 2016 in risposta ad un quesito formulato dal Ministero dello Sviluppo Economico, mette “nero su bianco” che l’attività di preparazione di pasti presso il domicilio del cuoco e la loro somministrazione ad un numero ristretto di ospiti paganti, che hanno risposto ad un annuncio prenotando il pasto via internet o telefono (i cosiddetti home restaurant) è soggetta alla disciplina commerciale, fiscale, igienico-sanitaria e di pubblica sicurezza che tutti gli esercizi pubblici di somministrazione di alimenti e bevande devono rispettare, salvo che l’attività non sia svolta in modo del tutto occasionale ed episodico.

«In pratica – dichiara Filippo Segato, Segretario dell’Associazione Provinciale Pubblici Esercizi (APPE) di Padova – anche questo secondo Ministero, dopo quello dello Sviluppo Economico, ha confermato come gli home restaurant sono dei ristoranti in tutto e per tutto».

Ciò, ad esempio, comporta che possono essere sottoposti ai controlli e agli eventuali poteri sanzionatori ed interdittivi dell’Autorità di Pubblica Sicurezza, comuni a tutti gli esercizi pubblici.

E, a proposito di controlli, le Autorità richiedono, ad esempio, che l’interessato abbia rilasciato specifica dichiarazione di disponibilità a consentire l’accesso agli ufficiali ed agenti di Pubblica Sicurezza e che la presenza dell’esercizio sia chiaramente indicata sul citofono collocato sul portone o comunque sull’ingresso dalla strada, al quale risponda di regola l’interessato o un suo incaricato, specie nei classici orari di apertura degli esercizi di somministrazione.

L’APPE, associazione che in provincia di Padova conta 1500 associati, di cui 600 ristoranti «avverte i privati gestori di questi “ristoranti casalinghi” che non intende abbassare la guardia e continuerà a segnalare alle Autorità preposte tutti quei casi in cui l’offerta di pasti è totalmente abusiva – con sanzioni che partono dai 1.032 euro – dove, peraltro, sono elevatissimi i potenziali rischi igienici e per la salute pubblica».

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