Lunedì, 11 Aprile 2016 16:27

Home Restaurant, senza controlli sono a rischio igiene e salute dei consumatori

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L’APPE SULL’HOME RESTAURANT: «BASTA “SCHERZARE”, ADESSO SI FACCIA SUL SERIO»

La decima Commissione del Senato ha approvato una risoluzione che impegna il Governo a regolamentare il fenomeno

Con la Risoluzione n. 7-00824 la decima Commissione del Senato ha affrontato il tema del cosiddetto “home restaurant”, vale a dire l’attività di ristorazione svolta presso le proprie abitazioni da parte di privati cittadini.

«È un’ulteriore conferma – dichiara Erminio Alajmo, Presidente dell’Associazione Provinciale Pubblici Esercizi (APPE) di Padova – che la questione deve essere affrontata e risolta una volta per tutte, al fine di portare chiarezza in un’attività che attualmente viene svolta ai limiti della legalità, come da noi sempre denunciato».

Dopo un primo “stop” sancito dalla Risoluzione del Ministero dello Sviluppo Economico dell’aprile 2015, arriva adesso la Risoluzione della X Commissione del Senato, presieduta da Guglielmo Epifani, che impegna il Governo a legiferare per regolare una nuova tipologia di attività «che rischia altrimenti di configurarsi anomala sul piano della concorrenza, della fiscalità e della tutela della salute pubblica».

Dal documento del Senato si rileva che nel 2014 sono stati organizzati ben 37mila eventi di “social eating”con una partecipazione di circa 300mila persone e un incasso medio stimato, per ogni singola serata, di 194 euro, per un giro d’affari stimato in oltre 7 milioni di euro.

«Da un lato – afferma Alajmo – ci sono imprese e lavoratori soggetti a norme e prescrizioni rigorose a tutela della qualità del servizio, della salute e della sicurezza degli addetti e dei clienti e, dall’altro lato, ci sono attività libere da vincoli e controlli, anche igienici e fiscali: la disparità è evidente».

L’APPE, che rappresenta a Padova e provincia circa 1.500 pubblici esercizi, di cui quasi la metà sono ristoranti, sollecita i controlli da parte delle autorità preposte: Comuni, Ulss, Guardia di Finanza, Direzione territoriale del lavoro.

«Scovare dove si svolgono queste cene – conferma Alajmo – è piuttosto facile: basta fare una ricerca su internet o sui social network e, magari, si trova conferma che questa economia “sommersa” fa girare somme interessanti, del tutto invisibili al fisco».

Secondo l’Associazione dei ristoratori, inoltre, è a rischio la salute dei consumatori.

«È proprio così – conferma Alajmo – mentre nei ristoranti si applicano i princìpi dell’HACCP a tutela dei nostri clienti, nei siti internet dedicati a questo fenomeno si legge: “Non servono nemmeno le autorizzazioni sanitarie da parte della Asl: chi va negli home restaurant, lo fa a proprio rischio e pericolo” (tratto da http://www.assoform.org/ultime-notizie/650-home-restaurant-come-aprire-un-ristorante-in-casa)».

Insomma, per gli esercenti la ristorazione è una cosa seria, da lasciar fare ai professionisti.

«Non siamo – conclude Alajmo – contro la libertà d’impresa, purché le attività siano svolte nel rispetto delle regole, a tutela della professionalità, del mercato e della salute pubblica. “Stesso mercato, stesse regole” non è uno slogan, ma un principio a cui si dovrebbe tendere per garantire operatori e consumatori». 

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