Lunedì, 21 Dicembre 2015 15:59

Il Natale al ristorante mostra il segno più nel numero dei clienti

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L’indagine “Feste di Natale 2015 a tavola” realizzata dalla Federazione Italiana Pubblici Esercizi (FIPE) in collaborazione con Format Research, su un campione statisticamente rappresentativo della popolazione italiana, lascia intravvedere degli spiragli di ottimismo dato che le stime vedono una crescita, rispetto all’anno scorso, del 2,8% del numero di clienti che sceglieranno ristoranti e trattorie per il pranzo del 25 dicembre.

«Le previsioni per le festività natalizie nel fuoricasa sono un ulteriore segnale di buon auspicio per il settore e confermano i positivi risultati del Rapporto Ristorazione che la Federazione nazionale ha recentemente presentato –   dichiara il presidente dell’Associazione Provinciale Pubblici Esercizi (APPE) Erminio Alajmo – Una spinta ulteriore verso un futuro improntato all’ottimismo, che segna il superamento delle incertezze registrate negli ultimi anni».

«Si avvertono i primi timidi segnali di ripresa dei consumi – puntualizza Alajmo – anche se gli effetti della pesante crisi economica si fanno ancora sentire e sono sicuramente amplificati dall’ingorgo di tasse di fine anno che drenano la capacità di spesa».

Sul fronte delle proposte culinarie, la maggioranza dei locali proporrà il classico menù di tortellini in brodo o risotti, seguiti dai bolliti con le salse (dal cren alla pearà), arrosti o spiedi di carne. Senza però disdegnare le varianti più ricercate a base di pesce. Dai menù improntati all’uso di prodotti del territorio si passa a quelli a base di ingredienti fantasiosi che richiamano alla mente altre non meno invitanti tradizioni di altri Paesi. E prendono sempre più piede le proposte adatte ad un pubblico vegano e/o vegetariano.

«I ristoratori devono infatti “fare i conti” – precisa il numero uno dell’APPE – con l’inarrestabile avanzata del “green food”, senza poi scordare l’obbligo della comunicazione ai clienti degli allergeni presenti nelle varie pietanze».

Sul versante dei prezzi c’è da registrare che sono assolutamente in linea con quelli dell’anno scorso: gran parte degli esercenti non ha alzato di un centesimo il costo del pranzo fuori casa. Addirittura parecchi ristoranti, consapevoli che le capacità di spesa dei consumatori sono limitate, hanno rimodulato i menù, contenendo i prezzi, senza intaccare la qualità. Sta di fatto che il “ventaglio” delle “combinazioni gastronomiche”, molte appetitose e stuzzicanti, altre gustose e raffinate, sono nel maggior numero dei casi economicamente abbordabili (28/37 euro), anche se non mancano talune di fascia “top” (60-90 euro).

Tra i ristoratori c’è chi effettua sconti sulle prenotazioni in anticipo, ma c’è anche chi propone prezzi dimezzati per i ragazzi entro i dieci/dodici anni, fino ad arrivare alla gratuità se il piccolo ha meno di tre anni.

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